EP Journalism Prize goes to German, Hungarian and Polish journalistsLa questione dell’Huffington Post Italia che non paga i suoi 200 blogger ha scatenato la rete. Il dibattito è veramente molto acceso e vede scontrarsi chi difende l’opportunità di scrivere per una famosa testata online, ricavandone notevole visibilità e future opportunità di lavoro, contro chi rifiuta la pratica della scrittura gratuita, in cambio di incosistenti occasioni future di notorietà. Oltre al Tagliaerbe, ne hanno parlato anche Rudy Bandiera, Silvio Gulizia e Domitilla Ferrari (questo articolo, in particolare, è molto bello!).

Sul fatto che un “blog non sia un prodotto giornalistico” penso ci sarebbe molto da discutere: dal momento che viene definita informazione giornalistica anche quella fatta da Studio Aperto, credo che molti blog servano la missione giornalistica in modo assolutamente più dignitoso.

Io penso che chi si occupa di comunicazione e, in particolare, di informazione non possa  e non debba lavorare gratis, a meno che non si tratti di un’operazione di volontariato umanitario Quella del lavorare gratis per avere più opportunità è una bella favola a cui ormai sarebbe ora di smettere di credere, se ci interessa che la nostra professione venga riconosciuta per il valore che ha. Non a caso il concetto di quarto potere è nato con l’affermarsi della stampa e soprattutto della televisione: ne discutiamo oggi, che abbiamo ormai superato l’era 2.0!

Credo che questo dibattito, scatenato “casualmente” dall’Huff Post (molte sono le testate online che già da tempo adottano la stessa pratica), dimostri in maniera evidente ancora una volta l’inadeguatezza degli albi in Italia: quello dei giornalisti è sicuramente il caso più eclatante di rigidità e controllo di un aspetto invece sempre più dinamico della nostra vita quotidiana, l’informazione.

Fenomeni odierni e diffusi come il citizen journalism e il caso della web tv Pnbox segnalano in modo chiaro i problemi del nostro sistema di informazione, ingessato in un ordine di cui fanno parte persone che difficilmente escono dalle redazioni, ma che sguinzagliano in giro per le città più o meno giovani freelance, obbligati dal sistema a fare quindici lavori contemporaneamente per inseguire il sogno di poter fare informazione in Italia.

E si perde tempo a creare sofismi sulla differenza tra giornalista e blogger.

Come molti prima di me hanno già detto e scritto, se si accetta di scrivere gratis per un editore “famoso”, non c’è motivo per cui un altro editore famoso dovrebbe sborsare del denaro per lo stesso servizio. Non ho ancora conosciuto designer o architetti o ingegneri che abbiano deciso di lavorare gratis per committenti famosi: non vedo perchè chi si occupa di comunicazione debba mancare così tanto di rispetto alla propria professione.

Fare informazione e comunicazione gratis svilisce la professione perché ne annulla il valore e un percepito uguale a zero difficilmente, nel tempo, potrà cambiare.

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