Di fronte ad un momento storico e politico così difficile, questo libro può dare qualche spunto a chi cerca di capire come sia possibile trovarsi in Italia in questa situazione, tralasciando per un attimo il fatto che non esista alcun ricambio politico sulla scena da oltre trent’anni.

Innanzitutto sarebbe utile intendersi sul significato del termine “libertà”: Augias lo dichiara esplicitamente solo alla fine del libro, ma il concetto aleggia in ogni pagina. “Libertà” non è il capriccio del singolo individuo, ma è avere coscienza dell’altro, rispetto per le istituzioni, per l’ambiente, avere consapevolezza della dignità della persona e del lavoro. E comportarsi di conseguenza.

E’ un dato di fatto che una buona parte degli italiani negli ultimi cento anni abbiamo adottato un atteggiamento di assoluta passività verso i problemi del proprio Paese, affidando a figure più o meno considerate autorevoli, ma di fatto piuttosto autoritarie, le sorti dell’Italia e la risoluzione dei problemi: Augias cita, con tutti i distinguo del caso, nel 1922 Mussolini e nel 1994 Berlusconi. Io aggiungerei nel 2011 Monti, per questa opinione diffusa in tutta la nostra classe politica, ma anche tra i giornalisti e i cosiddetti opinionisti (!), che il governo tecnico sia stato e sarà (non si capisce ancora per quanto, addirittura dopo il voto?) l’unica soluzione valida per supportare l’Italia in questo momento di crisi.

Pare una vera e propria resa da parte di tutti i nostri uomini della politica, che in questo modo di fatto ammettono la loro incapacità di governare un Paese, pur arrogandosene il diritto. Augias scrive a pagina 35:

Tanto nel 1922 quanto nel 1994, c’è stata da parte di molti italiani una specie di cessione di responsabilità. In entrambe le occasioni è sembrato che una maggioranza relativa di cittadini, stanchi del peso e degli affanni della cosa pubblica, abbia voluto caricare l’intero fardello sulle spalle di un solo uomo visto come un inviato dalla Provvidenza, dandogli una delega in bianco: occupatene tu, lasciaci liberi di sbrigare le nostre faccende, «fai quel che devi e avvenga quel che può»

Nel capitolo 4 Augias presenta riflessioni molto interessanti sulla difficoltà che ha avuto in Italia la diffusione del sentimento della “nazione”, evidenziando una quasi naturale inclinazione tutta italiana ad affidarsi ad un protettore, alla famiglia, ad un capo, anche religioso. Per secoli la famiglia è stata il rifugio contro le prepotenze dell’invasore straniero (pag. 89), mi viene in mente l’Italia dei piccoli comuni, le città marinare, le città stato, fino all’estensione più mafiosa del termine. Mi viene in mente, però, anche il nepotismo, la raccomandazione, la totale assenza di meritocrazia. Contrapponendo il caso eclatante di Renzo Bossi, Augias ci racconta a pagina 91:

In Francia, invece, la proposta del presidente Nicolas Sarkozy di mettere suo figlio Jean a capo dell’ente che gestisce il quartiere degli affari della Défense a Parigi è stata respinta da una vera ribellione dell’opinione pubblica, compresi gli elettori del partito di cui Sarkozy fa parte.

Infine, il capitolo 9 fornisce qualche spunto sull’attuale classe imprenditoriale italiana, affermando polemicamente che è anche colpa della classe dirigente se l’Italia non è ancora riuscita ad affermarsi pienamente nella sua identità laica e liberale (p. 103). La corruzione, sostiene Augias, non è un male fatale e inevitabile per l’Italia: è possibile dire no, è possibile rifiutarsi di accettare questo status quo ed è dovere del cittadino farlo.

E proprio qui, secondo me, sta il nostro problema: riuscire ad andare oltre l’idea che non c’è più niente da fare. Superare il concetto che non ci può essere modernità nella nostra classe politica, perché quella gente dopo trent’anni non mollerà mai la poltrona. Ho ricevuto un’osservazione, qualche giorno fa, da un’amica, piuttosto critica sulla mentalità degli italiani: forse non ha proprio tutti i torti, se penso alla sensazione di fatalismo e rassegnazione che ormai si respira in Italia, si percepisce tra noi giovani, tanti trentenni e quarantenni arrabbiati, ma di fatto immobili, concentrati sul proprio orticello, il proprio contrattino, il proprio salvagente, il proprio iphone o ipad.

Consiglio di leggere Il disagio della libertà di Corrado Augias, 2012, Rizzoli, € 15.00 per la versione cartacea.

Le Jour ni l'Heure 1206 : plaque sur la Villa Manzoni, demeure de famille d'Alessandro Manzoni, 1785-1873, à Lecco, Lombardie, Italie, jeudi 11 août 2011, 17:29:40

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