Questa mattina non mi sono troppo stupita (purtroppo) di leggere l’aggressione di Ilias Kasidiaris contro alcune colleghe durante una trasmissione televisiva: il portavoce del partito neonazista greco Alba Dorata ha aggredito la parlamentare Rena Dourou con un bicchiere di acqua in faccia e poi ha preso a schiaffi la collega Liana Kanelli, alzatasi per protestare con un giornale in mano. Di pochi giorni fa, poi, le notizie di scontri in cui la polizia difende degli immigrati dagli attacchi violenti di alcuni sostenitori di Alba Dorata.

Ora, sappiamo che la Grecia è uscita dalle elezioni del 6 maggio talmente spaccata che nessun partito è riuscito a costituire un Governo, riportando il Paese al voto il prossimo 17 giugno. Le frange estremiste a maggio avevano ottenuto circa il 7% dei voti e alcuni seggi in Parlamento, scandalizzando folte schiere di (ben)pensanti europei. Non voglio addentrarmi in discorsi europolitici, ma rivedo nell’atteggiamento di questo giovane Kasidiaris i comportamenti sfrontati e altezzosi che hanno imperversato in tutta Europa dalla fine degli anni Venti del secondo scorso, situazioni che hanno poi portato allo sviluppo dei fascismi e alla seconda guerra mondiale.

Il sentimento comune, non solo in Grecia, ma in molti Paesi europei (noi forse tra i primi), è la delusione, unita alla frustrazione. Le cose non vanno, è ovvio e si vede quotidianamente, ma non possiamo pensare di affidarci a “leader” che cavalcano l’onda del momento e guidano lo scontento popolare, aizzando la gente con luoghi comuni e stereotipi. Siano essi appartenenti a qualsiasi partito o movimento.

Quest’ultimo caso di Kasidiaris sarà l’occasione per far emergere nei dibattiti i soliti luoghi comuni, nazismo contro comunismo, maschilismo contro femminismo, concetti forse poco adattabili alla nostra attualità. Secondo me, in quei toni di voce e in quegli atti, dell’una e dell’altra parte, si rinnova la continua mancanza di rispetto verso il dialogo e la condivisione di prospettive diverse, con l’obiettivo di lavorare insieme (il famoso team working tanto decantato, ma chi lo mette in pratica?) per risolvere un problema, che in questo caso riguarda SEMPLICEMENTE la sopravvivenza di una nazione.
Ed è proprio ai politici che il popolo, attraverso l’espressione del voto, demanda il compito di cooperare, cercando di valorizzare gli interessi dei più e lavorando per il benessere di tutti. Come stupirsi, allora, della fuga dell’elettorato?!?

Mi domando con sempre maggiore preoccupazione quale sarà il risultato politico delle nuove elezioni in Grecia, ma soprattutto, cosa succederà nei prossimi mesi in Italia.

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