climbingUna sera fresca di giugno, tre amiche d’infanzia e una chiacchierata che riporta a galla tanti, tanti ricordi. Troppi forse, anche quelli sopiti, quelli volutamente annacquati dalla memoria, oppure quelli che preferisci lasciare all’oblio.

Tuttavia, è quella strana sensazione nel cuore che mi lascia perplessa. Non capisco se si tratti di nostalgia di una certa leggerezza d’animo, tipica dei fanciulli, oppure nostalgia di una vera e propria dimensione di vita che non tornerà più. Nostalgia. O mancanza di entusiasmo?
La magia di quei tempi, quando tutto è in potenza, tutto è un’opzione o perlomeno puoi ancora scegliere che direzione dare alla vita.

Forse è proprio questo il problema di noi trentenni d’oggi: pensiamo di non poter più scegliere e ci rassegniamo alla vita confezionata che ci ritroviamo a tavola per colazione ogni mattina. Forse abbiamo proprio dimenticato il sapore dolce delle scoperte quotidiane e il merito di ogni nuova esperienza, perché è più facile compiangersi per la mancanza di opportunità che cercare di conquistarsene almeno una. O forse ci fa meno PAURA.

Il precariato certamente ci avvilisce e ci demotiva, ma non può essere una scusa per l’inattività: cosa sarebbe successo se sessant’anni fa la fame e la guerra avessero immobilizzato i nostri padri? Non possiamo permetterci il lusso di piangerci addosso e aspettare tempi migliori. A parte che non è detto che ci saranno, in ogni caso se non ci diamo da fare non ci spetterà nemmeno una fetta della torta.

Dobbiamo essere imprenditori di noi stessi non perché le istituzioni scarichino il peso di un problema difficilmente risolvibile direttamente su di noi, ma perché il paradigma della vita è cambiato. A me non va di essere spettatrice, non mi va di subire il cambiamento: voglio essere io a decidere il mio cambiamento.

 

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